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Aprii rapidamente la porta chinai la testa uscii come un razzo sbattei la porta violentemente. Lo sguardo era incendiato, le intenzioni erano assassine. Lei si spostò più per impressione che per paura, pur essendoci anche quella. Il lungo soprabito nero volteggiava assieme ai miei sontuosi e aggressivi gesti. Le puntai il dito contro e avanzando lentamente verso di lei cominciai ad urlare con un tono e usando delle parole mai pronunciate difronte ai passanti, ai miei, a quel ristorante : “MA P*O D*!! COME C.ZZO TI PERMETTI DI VENIRE QUI A ROMPERMI I C.ONI – il tutto accompagnato da rapide e suggestive gesticolazioni delle mani che ti lascio immaginare – DIFRONTE AI MIEI PERCHÈ NON HO MANGIATO (e qui ci vorrebbe un maiuscolo più maiuscolo) I GAMBERETTI CALDI CON IL PANE?!?!”. Ero pronto a farla fuori con le mie stesse mani. Intanto non mi ero accorto che i miei erano entrambi usciti dall’auto dove rimasero fermi, stupefatti. Da un lato credo concepissero la vera gravità delle accuse che lei mi lanciava e questo mi concesse di perdurare nello sfogo, dall’altro, notai dei gesti repulsivi e smorzati da parte loro che volevano farmi smettere la scenata ma che comunque stava notevolmente attirando l’attenzione. Infatti in molti mi fissavano, chi dalle finestre dei palazzi, alcuni passanti, qualcuno in quel ristorante. Lei era terrorizzata.
Si sollevò ancora la nebbia, questa volta meno fitta di prima,20120625-082659.jpg ma non racconterò cose che ricordo solo vagamente.

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